Come essere primi su Google: la Guida SEO completa!

Taccuino con appunti e strategie SEO

Come essere primi su Google: la Guida SEO completa!

“Come essere primi su Google” è la mia guida SEO per il posizionamento sui motori di ricerca. Qui troverai tutti i trucchi e le tecniche SEO per migliorare il posizionamento su Google! 

Essere primi su Google: perché è importante?

Essere nella prima pagina di Google è fondamentale per il successo di un sito: come rivela uno studio dell’autorevolissimo portale Moz, il 71.33% dei click vengono effettuati sui risultati della prima pagina. La seconda e terza pagina raccolgono solo il 5.59% dei click.

Nella prima pagina di Google, in particolare, i primi 5 risultati raccolgono il 67.60% dei click e i risultati dalla sesta alla decima posizione raccolgono solo il 3.73%.

Perché è importante essere primi su Google: le statistiche di Moz.

Come varia il CTR al variare della posizione su Google.

Ovviamente, se si parla sempre di Google e non degli altri motori di ricerca una ragione c’è: Big G, da solo, indirizza oltre il 90% del traffico web mondiale! Bei numeri, niente da dire… 🙂

Cos’è la SEO e perché non puoi farne a meno

SEO è l’acronimo di Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca. Comprende tutte quelle tecniche per rendere i tuoi contenuti più appetibili a Google e “soci” e migliorare la visibilità del tuo sito.

Le tecniche SEO si dividono in due grandi categorie: tecniche SEO on site e tecniche SEO off site. Nelle prime rientrano: l’ottimizzazione del codice HTMLdegli URL, del title, della description, dei testi, delle immagini, dei contenuti multimediali, dei link, la creazione della sitemap.

La SEO off site, invece, mira alla promozione del sito e dei suoi contenuti attraverso attività di link earninglink building.

Inserire il sito nei motori di ricerca

L’indicizzazione dei siti internet è un procedimento automatico. Appena creato il tuo sito, i motori di ricerca lo rilevano automaticamente. Il processo non è istantaneo: possono volerci ore o giorni. Per accorciare i tempi, ci sono delle procedure per segnalare un sito ai motori di ricerca.

Come fare per far apparire il proprio sito su Google? Puoi usare la pagina per l’aggiunta e rimozione degli URL. Segnalare il sito è semplice: basta inserire l’URL completo (compreso, cioè, il prefisso http:// o https://). Puoi anche aggiungere commenti o parole chiave per “spiegare” il contenuto della pagina.

Come segnalare un sito a Bing? La procedura è altrettanto semplice: basta accedere alla pagina Invia il tuo sito a Bing, inserire lo url e il gioco è fatto!

In generale, per favorire l’indicizzazione sui motori di ricerca è opportuno creare una sitemap, una mappa del sito. Si tratta di un documento che descrive la struttura di un sito web. Se sei esperto, puoi crearla a mano, adoperare un servizio online come Xml Sitemap Generator o, se il tuo sito è stato creato con WordPress, adoperare un plugin.

La Guida SEO: trucchi e tecniche SEO on site

Ottimizzazione della struttura: il silo

Come posizionarsi su Google? Punto di partenza non può che essere l’organizzazione dei contenuti del sito in una struttura coerente, chiara, facile da navigare all’utente. La struttura ideale, in questo senso, è la cosiddetta “silo structure”. Si tratta di una spartizione dei contenuti simile a quella di un libro: le informazioni vengono distinte in aree semantiche principali (le “silo pages”) simili ai capitoli di un libro e ulteriormente distinte in contenitori minori (per continuare la metafora del libro, paragrafi e sottoparagrafi).

La struttura a silo è stata individuata per la prima volta da Bruce Clay, che ne parla diffusamente sul suo sito. Eccone un esempio visuale:

Lo schema di realizzazione di una struttura a silo

La struttura “a silo” è estremamente ordinata e funzionale

Come si realizza la struttura a silo con WordPress? Semplice. Le “silo page” vengono create come pagine “parent”; il livello successivo può essere rappresentato da pagine “child”. Io ho fatto così per il mio sito; ad esempio: https://www.marcoloprete.it/realizzazione-siti-web/ è una pagina “parent” e https://www.marcoloprete.it/realizzazione-siti-web/aziendali/ una sua pagina “child”. L’alternativa è implementare il classico meccanismo categoria-post: in questo modo, la pagina silo è la pagina archivio di una categoria (generata, dunque, dinamicamente) e il contenuto posto al livello immediatamente sottostante un articolo.

La scelta delle keyword

Sai qual è il primo comandamento SEO?

Tratta ogni singolo contenuto come la risposta ad un bisogno specifico.

Cosa significa? Significa specializzarsi, individuare la propria nicchia e occuparla. I motori di ricerca ribollono di contenuti: svettare è questione di competenza e specificità. Ogni contenuto del tuo sito deve rispondere ad una query, ovvero ad una “domanda” degli utenti.

E qui entrano in gioco le keyword. Le parole chiave sono quelle espressioni che identificano attività, settori, oggetti ecc. per i quali vuoi posizionare un sito sui motori di ricerca. E’ importante creare i contenuti di una pagina web a partire da una parola chiave principale, esplorandone tutte le possibili diramazioni che compongono un’area semantica coerente. Per es., per questo articolo ho lavorato su “come essere primi su Google” (una keyphrase, più che una keyword), sviluppando tutti i concetti associati al tema del posizionamento.

Stabilito, dunque, l’argomento principale di una pagina, ecco quali criteri devi prendere in considerazione nella scelta delle keyword:

  • Il volume di traffico, ovvero la media delle ricerche mensili per quella keyword
  • La concorrenza o competizione, ovvero quanti siti web sono già stati indicizzati per quella parola. E’ un parametro importante, perché può incidere sulla facilità/difficoltà di posizionamento (dunque su tempi e costi);
  • Le intenzioni di ricerca. Più la keyword è specifica, più è probabile che la finalità di quella ricerca sia un’azione per noi rilevante, cioè una conversione (acquisto, iscrizione ecc.). Per es., se cerco “fotografo di matrimonio a milano”, è molto probabile che stia cercando un professionista in grado di scattare le foto per le mie nozze. Se cerco “foto matrimonio”, magari voglio solo ammirare qualche bello scatto!

I primi due dati sono oggettivamente misurabili tramite Google AdWords Keyword Planner (edit: non più, purtroppo!), SeoZoom o Semrush, tool potentissimi (a pagamento) che analizzano i flussi di traffico e ti consentono di trovare nuove keyword. Se infatti è opportuno ragionare a partire da una keyword principale, è anche opportuno creare una coda lunga di parole chiave, utilissima a intercettare il giusto target e stimolare click e conversioni (acquisti, iscrizioni ecc.). Per approfondire la questione, dai un’occhiata alla mia guida sulle long tail keyword!

Ottimizzazione degli URL

Lo URL (Uniform Resource Locator) è una sequenza di caratteri che localizza una risorsa (pagina, documento, immagine ecc.) su internet. L’indirizzo di una pagina (e il dominio del sito) sono elementi fondamentali per arrivare primi su Google.

L’ideale è creare indirizzi parlanti, ovvero url discorsivi che riassumano il contenuto della pagina attraverso le keyword.

In generale, la struttura corretta di uno url SEO friendly è nomedeltuosito/parola-chiave. Di norma, congiunzioni e preposizioni, ovvero le stop word, non dovrebbero comparire negli url. Ti consiglio, comunque, di valutare caso per caso: a volte eliminare una stop word può rendere meno leggibile lo url e alterarne il significato; altre, la presenza o l’assenza di stop word può comportare variazioni nei volumi di ricerca (ad es. “primi su google” è più ricercata di “primi google”, che non significa nulla) e quindi potrebbe essere opportuno uno url con stop words. (Per approfondire il discorso stop word, leggi la sezione sottostante!)

Ottimizzazione del title

Per title s’intende il tag <title>, ovvero il titolo della pagina visualizzato nella SERP di Google (SERP: Search Engine Result Page, la pagina dei risultati di ricerca).

“La SEO è al 50% nel title”, dice un vecchio adagio. Lo schema ideale è:

“Keyword – Keyword #2 … | Nome Sito”

Ad esempio, questa pagina ha come title “Come essere primi su Google: trucchi e tecniche SEO | Marco Loprete”.

È molto importante che il title cominci con la keyword/keyphrase per la quale si vuole apparire primi su Google.

Quanto deve essere lungo il title? La lunghezza minima del title raccomandata è 35 caratteri; la lunghezza massima raccomandata è 65 caratteri. Google consiglia 55-60 caratteri (più o meno 8/10 parole o 512 pixel). Tienilo presente perché se superi la lunghezza massima, nella SERP Google taglierà i caratteri eccedenti, mostrando il risultato tronco.

Title non ottimizzato e tagliato da Google

Un esempio di title non correttamente ottimizzato (e tagliato da Google)

Una considerazione su keyword e title. Se si punta su una keyword senza stop words (es. “posizionamento motori ricerca”), coerenza vorrebbe che questa comparisse anche nel title. Questa scelta potrebbe non essere il massimo dello stile: in fondo, siamo esseri umani e non robot, le congiunzioni le usiamo! Considerando che i titoli sono la prima cosa che l’utente legge nella SERP, meglio trovare un compromesso tra la necessità di una corrispondenza precisa tra keyword e title e l’esigenza di testi accattivanti e leggibili.

Ricorda che Google non è “stupido”, non ragiona meccanicamente: se hai fatto un buon lavoro SEO, impostando il title con le stop words comparirai nella SERP anche per la keyphrase che non le contiene (e viceversa). A tal proposito si parla di LSI (Latent Semantic Indexing): il posizionamento è legato non solo a una corrispondenza diretta di termini tra query e keyword principale ma all’uso di sinonimi che consentano a Google di capire meglio di cosa la pagina tratta. Per questo, dunque, è possibile posizionarsi anche per keyword attinenti la parola chiave principale.

Ottimizzazione della meta description

La meta description è quella porzione di testo (snippet) che compare nella SERP sotto il title e lo url. Fornisce all’utente una descrizione del contenuto di una pagina e dunque va pensata come una sorta di rapido e conciso annuncio pubblicitario, tale da catturare l’attenzione di chi legge.

Ecco l’aspetto che assume il codice sorgente:

<meta name=”description” content=”Questo è un esempio di meta description. Con questo testo puoi spiegare agli utenti di cosa tratta il tuo sito e convincerli a consultarlo.”/>

Per scrivere la meta description pensa ad una frase breve (150-160 caratteri) ma d’effetto. Non concentrarti esclusivamente sulle keyword: Yoast, uno dei più famosi esperti SEO, sul suo blog sottolinea come molti motori di ricerca (tra cui Google) non adoperino la meta description nell’algoritmo del ranking. Il beneficio c’è, ma è soprattutto indiretto: Google usa il Click Through Rate (CTR) come indicatore del fatto che il tuo sito sia un buon risultato. Detto altrimenti: più persone cliccano sulla tua pagina, spinti dal title e dalla meta description, più questa riesce ad aumentare il suo ranking su Google.

È comunque importante ottimizzare la meta description con le keyword. Facci caso: quando esegui una ricerca per una certa keyword, se questa compare anche nella meta description viene evidenziata in grassetto. Sebbene non sia più un fattore di ranking, la corrispondenza con le chiavi di ricerca è importante, perché identifica con precisione l’argomento della pagina, lo rende più chiaro e dunque spinge gli utenti a cliccare sul risultato.

Un tool utilissimo per (tra le altre cose) ottimizzare le meta description è il Google Webmaster Tool. Iscriviti subito ed esplorane le funzionalità!

Come scrivere testi SEO friendly

Ottimizzazione dei testi

L’ottimizzazione dei testi è una pratica importantissima per migliorare il posizionamento su Google di una pagina.

Ma cosa significa ottimizzare un testo? Cos’è la scrittura SEO (o anche SEO copywriting)? Un ruolo decisivo lo giocano – come sempre  – le keyword. Ecco alcune regole fondamentali:

  • Inserisci subito le keyword per le quali intendi posizionarti. In questo modo si dà, tanto al lettore che ai motori di ricerca, l’evidenza più chiara di quale argomento tratti l’articolo.
  • Usa il grassetto. Usare il marcatore <strong> per mettere la keyword in grassetto significa far capire a Google che si tratta di un’espressione rilevante. Occhio però a non esagerare: usa il grassetto per evidenziare non solo la parola chiave, ma anche i concetti ad essa collegati, che possono essere interessanti per il lettore o estendere la semantica (l’area di significato) del post.
  • Usa gli heading tag. Sono i tag che vanno da <h1> a <h6>, ovvero i titoli. Dal punto di vista SEO, sono rilevanti quelli da <h1> a <h3>: ti consiglio di adoperarli per evidenziare gli argomenti di cui parla la pagina, inserendoci le parole chiave. Una precisazione riguardo gli <h1>: l’HTML5 (la nuova versione del linguaggio di creazione dei siti web) consente di adoperare più tag h1 all’interno di una pagina. Tuttavia, per una questione di maggior chiarezza nell’organizzazione dei contenuti, è preferibile adoperare un solo h1.
  • Non dare troppo peso alla keyword frequency, ovvero la frequenza con cui una parola chiave si ripete in un testo. Non c’è un valore numerico preciso da rispettare: è bene che una keyword abbia una certa ricorrenza nella pagina, ma non bisogna esagerare ed incappare nel keyword stuffing (una sovrapresenza di keyword che può essere penalizzante).

Ottimizzazione dei link

Ebbene sì: se vuoi essere primo su Google, devi gestire correttamente anche i link. 

I link si dividono in due categorie:

  • Link interni: quelli che rimandano a contenuti interni del sito
  • Link esterni: collegamenti a risorse presenti fuori dal proprio sito o link al proprio sito da altri

La presenza di link interni (inbound link) in una pagina/articolo genera il cross-linking: un esempio è rappresentato dalle pagine di Wikipedia, solitamente ricchissime di rimandi ad altri contenuti del portale.

Una pagina di Wikipedia ricca di link interni

Le pagine di Wikipedia sono un ottimo esempio di cross linking.

I link interni sono molto importanti: aumentano la navigabilità del sito, stabiliscono una gerarchia di contenuti e contribuiscono a diffondere il “link juice”, il “succo di link”. Con “link juice” si intende la forza che una pagina ha di trasmettere autorità a un altra pagina.

Un esempio di link interno ottimizzato:

<a href=”http://www.marcoloprete.it/creare-sito-wordpress/”>Creare un sito con WordPress</a>

Il testo racchiuso dal tag <a> è chiamato anchor text e deve contenere una keyword rilevante per il link in questione. Attenzione: non è necessario che lo url della pagina di destinazione e l’anchor text abbiano la stessa, identica parola chiave. Importante, come sempre, è la pertinenza. Per fare un esempio: il collegamento ad una pagina sui rimedi casalinghi contro la carie non può avere come anchor text “come curare il tartaro”.

La struttura HTML dei link esterni (o outbound link) è la stessa. Inserire un link esterno nel proprio articolo è importante per completare l’esperienza di lettura dell’utente e, se pertinente con il contenuto che hai creato, ti premierà anche in fase di indicizzazione.

Ottimizzazione delle immagini

Che guida SEO sarebbe senza parlare di immagini? Oltre che ad arricchire il testo e rendere la lettura più piacevole, le immagini sono utili a migliorare la visibilità del tuo sito. Ecco alcuni consigli per ottimizzare le immagini in chiave SEO!

  • Non caricare file troppo pesanti, perché potresti rallentare il tuo sito. Il tempo di caricamento delle pagine è un fattore di ranking e, insieme, un elemento utile per garantire una buona esperienza di navigazione dell’utente. (Vuoi verificare il tempo di caricamento del tuo sito? dai un’occhiata a Pingdom Website Speed Test!)
  • Dai un nome “parlante” ai file. Per il nome del file dell’immagine da ottimizzare vale la stessa regola dello url: scegli un nome file “parlante”, che descriva il contenuto dell’immagine, magari inserendo anche una delle keyword per cui vuoi posizionarti. Ad esempio, l’immagine in evidenza di questo articolo ha come nome primi-su-google.jpg.
  • Inserisci un titolo. Quando inserisci un’immagine in una pagina o un articolo, può essere utile ottimizzare l’attributo title dell’immagine. Il title di un’immagine è quella frase che compare quando ci passi sopra il mouse (tooltip), ed è un’informazione utile ai motori di ricerca. 
  • Inserisci un didascalia. E’ una ulteriore informazione, e molto importante, che stai dando a Google sul contenuto della tua pagina e sulla natura di quell’immagine.
  • Inserisci il Testo Alternativo. Il testo alternativo o attributo alt è quello che “racconta” l’immagine a Google (e agli altri motori di ricerca), ed è uno dei parametri sulla base del quale le immagini vengono classificate su Google Immagini. Inoltre è il testo che compare sulla pagina quando, per qualche motivo, l’immagine non può essere caricata. Infine è molto utile per favorire la comprensione dell’immagine a persone con problemi di vista, i quali adoperano browser parlanti che “leggono” l’attributo alt.

Le immagini presenti sul tuo sito, oltre che arricchire di contenuti piacevoli la lettura e concorrere al ranking delle tue pagine, verranno indicizzate su Google Images proprio in forza degli attributi del tag img. Se vuoi saperne di più, leggi cosa dice un ingegnere di Google al riguardo!

Ancora un piccolo avvertimento: evita di sovraccaricare titoli, didascalie e testo alternativo di un’immagine con le parole chiave per cui vuoi essere visibile. Non ti è di nessun aiuto – anzi, può penalizzarti. Cerca di essere il più possibile descrittivo della foto e, se è il caso, inserisci pure una keyword!

Riassumendo, ecco come appare il tag <img> ottimizzato:

<img src=”primi-su-google.jpg” alt=”La guida per essere primi su Google” title=”Taccuino con appunti e strategie SEO”/>

Ottimizzazione dei contenuti multimediali

Oltre alle immagini è buona norma ottimizzare anche i contenuti multimediali. Cura i nomi dei singoli file e il title come descritto sopra e non dimenticare l’anchor text, il testo di ancoraggio, utilizzato per creare il link alla risorsa multimediale: fai in modo che, al suo interno, vi sia la keyword/keyphrase, ma che sia anche discorsivo e pertinente con il resto del contenuto.

HTTPS: la navigazione sicura

Non tutti lo sanno, ma da tre anni circa anche l’https è un fattore di ranking, sempre più importante. Cos’è l’https? E’ la sigla di Hypertext Transfer Protocol Secure, ovvero un sistema di regole (protocollo) per la comunicazione sicura tra due computer in rete. In pratica, è quel lucchetto verde che vedi in alto, nella barra degli indirizzi del browser, quando navighi sul mio sito!

Come ottenerlo? Basta acquistare un certificato SSL (puoi rivolgerti al tuo hosting provider) o attivarne uno gratuito (per es. con OpenSSL) e poi migrare il tuo sito da http ad https. Dal 2014, aver attivato la navigazione in modalità sicura è un fattore di posizionamento. Se non lo hai ancora fatto, ti consiglio di affrettarti!

Ps: hai bisogno dell’aiuto di un esperto? Contattami!

La Guida SEO: le tecniche off-site

Le tecniche SEO off-site comprendono tutte quelle attività volte ad aumentare il posizionamento di un sito web attraverso la link popularity.

La popolarità da link (link popularity in inglese) è una misura dell’affidabilità dei contenuti di un sito web, che influisce notevolmente sulla visibilità online. Oggi i motori di ricerca premiano l’affidabilità di un sito innalzandolo ai primi posti nelle pagine di risposta. (Wikipedia)

Detto altrimenti: “relevance, trustworthiness, and authority that effective off-site SEO affords a website still play a major role in a page’s ability to rank.” (Moz.com)

Le tecniche SEO off-site si dividono in due categorie:

  • Link earning: l’insieme delle pratiche che consentono di ottenere link al proprio sito in maniera spontanea;
  • Link building: le tattiche per ottenere link da altri siti in maniera non spontanea.

Prima di analizzarle nel dettaglio, facciamo una piccola premessa…

La qualità dei link

Per il posizionamento su Google sono dunque importantissimi i link diretti al tuo sito (backlink). Il motivo è il “link juice” di cui ti parlavo prima: la popolarità di una pagina si trasferisce alle altre grazie ai link. Affinché i backlink migliorino il posizionamento su Google è importante che provengano da siti di qualità.

Ma quando un backlink è di qualità? Un tempo, lo strumento con cui valutare l’importanza di un sito era il Page Rank di Google, una sorta di stima dell’importanza di un sito che si calcolava con una formula matematica. Questo dato era ricavabile pubblicamente installando la Google Toolbar nel browser di navigazione. Dal dicembre del 2013 ciò non è più possibile, anche se il Page Rank è ancora attivo. Per misurare il valore di un link si adoperano allora una serie di indici, che variano a seconda del tool di backlink audits adoperato:

  • Domain Authority e Page Authority > Moz
  • Trust Flow e Citation Flow > Majestic
  • Domain e Url Rating > Ahrefs

Resta un fatto: la popolarità del sito che contiene il link al tuo sono fattori molto importanti. In caso contrario, la strategia di link building potrebbe rivelarsi controproducente! 

Anche la pertinenza ha il suo valore. Se hai un blog che si occupa di SEO, è importante che il link ad un tuo articolo provenga da un sito o portale che tratta tematiche affini. L’anchor text deve poi essere ottimizzato come ti ho descritto prima, ovvero con una keyword rilevante per il contenuto linkato.

Nota bene: se il webmaster del sito che contiene un link al tuo decide di inserire nel tag del link l’attributo “nofollow”, il link juice viene “bloccato”. Poco male: anche i link “nofollow” hanno il loro valore: incrementano la brand awareness (la conoscenza del tuo marchio) e gli accessi al sito. In un certo senso, dunque, hanno comunque un peso in ottica SEO!

Link earning

Il link earning (o linkbait) è, a pensarci bene, la prima vera pratica SEO: consiste “semplicemente” nel produrre contenuti interessanti al fine di attirare link naturali (“bait” in inglese significa “esca”). Scrivere cose interessanti, con un elevato contenuto informativo e una forma brillante, porterà gli utenti a linkare naturalmente il tuo sito come risorsa rilevante per un determinato tema.

Lo dice anche Google:

Il modo migliore per incoraggiare l’inserimento in altri siti di link di qualità e pertinenti al tuo è creare contenuti univoci e peculiari, in grado di acquisire naturalmente popolarità nella comunità di Internet. La creazione di validi contenuti paga: i link sono solitamente voti redazionali dati per scelta e maggiore è l’utilità dei tuoi contenuti, maggiori saranno le probabilità che un altro utente li ritenga validi per i propri lettori e inserisca un link a essi.

Quindi: concentratevi sulla produzione di contenuti di qualità e vedrete che il posizionamento del vostro sito ne beneficerà!

Link building: tecniche di base e avanzate

La link building comprende un’insieme di tattiche per ottenere link al proprio sito in modo non naturale (o quanto meno, in modo meno naturale rispetto al link earning)Sebbene molto diffuse, queste tecniche vanno adoperate con cura: in forme eccessive, possono essere considerate spam e dunque penalizzate da Google.

In particolare, occorre evitare pratiche (un tempo molto diffuse) come lo scambio link, link spam su blog e forum, iscrizione a directory di dubbia qualità. Tieni sempre presente che Google aggiorna in continuazione il proprio algoritmo per premiare i link migliori e ottenuti nel modo più naturale possibile.

Le principali tecniche di link building sono:

  • Article marketing: contatta i titolari di un sito e fai in modo che pubblichino un articolo scritto da te contenente un link al tuo sito. Occhio, però: nella sua forma a pagamento (probabilmente la più diffusa), l’article marketing è espressamente vietato da Google. 
  • Guest blogging: cerca blog o riviste online del tuo stesso settore disposte a pubblicare un tuo articolo (“guest” in inglese sta per “ospite”). In questo modo, tutti ne ricavano qualcosa di utile: il sito che ti ospita ottiene nuovi contenuti gratis, tu un link importante al tuo sito;
  • Digital PR: La versione digitale delle relazioni pubbliche, ovvero tutte le attività di comunicazione rivolte a stabilire relazioni con istituzioni, aziende, organi di stampa, consumatori, blogger e influencer per promuovere un brand, un servizio o un prodotto;
  • Commenti su blog e forum di settore: commenta l’articolo di un blog del tuo stesso settore o lascia un intervento in un forum assicurandoti inserendo un link al tuo sito;

Altre tecniche avanzate comprendono:

  • Broken link building: è una tecnica che consiste nello scandagliare il web alla ricerca di link “rotti” (cioè eliminati) e di contattare il webmaster dei siti individuati chiedendo di poter sostituire il link “rotto” con uno al proprio sito.
  • Infografiche: lo sapevi che le infografiche assicurano circa il 12% di traffico in più? Approfitta di questo vantaggio: crea una bella infografica (magari con questi tool), fornisci un codice per la condivisione e contatta i blogger del tuo settore per chiedere di condividerle;
  • La “tecnica del grattacielo”: scansiona il web alla ricerca di vecchi articoli su temi di cui tratti abitualmente e scrivine uno migliore e più aggiornato. Poi chiedi ai titolari dei blog e dei siti che ospitano quei vecchi articoli chiedendo di sostituirli con il tuo;

Anchor text e pagine di destinazione

Anatomia del tag a con attributo nofollow

L’anchor text è fondamentale per una buona strategia di link building!

L’immagine sopra ci mostra un elemento importantissimo nella costruzione dei link: l’anchor text, ovvero la porzione di testo su cui il link “poggia”. Nel caso del link earning, difficilmente potremo controllare l’anchor text del link che punta al nostro sito. Quando facciamo link building, invece, poiché siamo noi a proporre i contenuti, occorre individuare l’ancora più corretta, la quale, ovviamente, potrà anche dipendere dalla pagina che si sceglie di linkare. Insomma, occorre stabilire una strategia precisa! 

Per aspetti più approfonditi sull’anchor text strategy ti rimando a questa guida molto interessante di Semrush. In linea di massima, tuttavia, è importante dare la massima parvenza di “naturalezza” al processo di link building; e dunque:

  • Variare il più possibile le pagine linkate: non indirizzare tutti i link alla home, ma puntare anche alle pagine interne;
  • Variare il più possibile le ancore: non adoperare sempre chiavi di ricerca come anchor text. Anzi: sfrutta soprattutto ancore brandizzate (il nome del tuo business) o addirittura naked.

Se la strategia di link building è impostata correttamente, i benefici saranno notevoli!

Nota bene: se il webmaster del sito che contiene un link al tuo decide di inserire nel tag del link l’attributo “nofollow”, il link juice viene “bloccato”. Poco male: anche i link “nofollow” hanno il loro valore: incrementano la brand awareness (la conoscenza del tuo marchio) e gli accessi al sito. In un certo senso, dunque, hanno comunque un peso in ottica SEO!

SEO Tool

Gli strumenti utili al professionista SEO sono molteplici e coprono una serie di attività: analisi delle keyword, studio dei competitor, site audit, backlink checking ecc. Dovessi elencarli nel dettaglio, dunque, rischierei di dilungarmi troppo. Quindi mi limiterò a fornirti un breve elenco, promettendo di dedicare al tema prestissimo un’articolo intero nel mio blog.

Site audit, monitoraggio SEO, analisi keyword, backlink e competitor:
– Semrush: https://it.semrush.com/
– SeoZoom: https://www.seozoom.it/

Analisi backlink:
– Moz: https://moz.com/researchtools/ose/
– Majestic: https://it.majestic.com/
– Ahrefs: https://ahrefs.com/it/

Analytics:
– Google Search Console: https://www.google.com/webmasters/tools/home?hl=it
– Google Analytics: leggi la mia guida 🙂

Keywords:
– Google Trends: https://trends.google.it/trends/
– Keywordtool: https://keywordtool.io/
– Google (la funzione suggest o le ricerche correlate, a fine serp, sono utilissimi!)

Siamo ai saluti! Spero che questa guida SEO ti abbia aiutato a comprendere meglio le tecniche da adoperare per migliorare la visibilità del tuo sito.

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Comments (19)

  • Vittorio Manzo rispondere

    salve, mi chiamo vittorio manzo e sono operativo in svizzera.
    sono proprietario del sito http://www.terrassenshop.ch.
    vorrei fare in modo da posizionare il mio sito nei primi posti per la ricerca e sto cercando una soluzione magari un po’ economica, qui in svizzera i costi sono proibitivi.
    voi riuscireste ad indicarmi il modo per migliorare la mia posizione nella ricerca e il relativo costo?

    distinti saluti
    vittorio manzo

    03/06/2017 a 11:30
    • Marco Loprete rispondere

      Salve Vittorio, e grazie per il suo commento. Modi economici di fare SEO non ce ne sono (per lo meno, non una SEO efficace!). Tuttavia, per iniziare, magari in autonomia, le consiglio di installare sul suo sito web un ottimo plugin: Yoast SEO. Lo trova qui: https://yoast.com/wordpress/plugins/seo/. E’ molto utile per gestire una serie di aspetti connessi al posizionamento sui motori di ricerca. Le consiglio inoltre, se non l’ha già fatto, di attivare una pagina Google MyBusiness: un servizio gratuito che permette di evidenziare su Google (mappe e pagine dei risultati di ricerca) la sua attività. Questi sono due strumenti relativamente semplici e completamente gratuiti per iniziare a fare SEO: se usati bene, possono dare ottime soddisfazioni!

      03/06/2017 a 11:43
  • antonio ienco rispondere

    Interessante e chiaro (in genere le espressioni gergali sono poste fra parentesi e comunque spiegate).
    Curo un blog che si muove tra musica e letteratura (perquirens.blogspot.com); da questo non ti sarà difficile capire che le tecniche informatiche non sono il mio forte! Ciao. Antonio

    24/07/2017 a 18:06
    • Marco Loprete rispondere

      Grazie Antonio 🙂

      25/07/2017 a 7:44
  • antonio ienco rispondere

    Caro Marco,
    dopo aver letto il tuo post, pensavo di aver risolto tutti i miei problemi di blogger (ho già scritto una decina di post che per il contenuto valgono… quello che valgono, ma in rapporto a SEO sono un disastro dieci volte ripetuto!). E invece qualche problemuccio m’è rimasto. Per es., non so come aggiungere all’url il percorso specifico a ciascun post. La Serp Google mette accanto all’url, quando va bene, l’anno e a volte il mese… Qualche volta addirittura un “2017/06/normal-0-14-false-false-false_13.html” con quell’inspiegabile ‘false’ – ripetuto tre volte! – che garantisco non meritato. Oltretutto, questo mi impedisce di fare link interni, perché Google rinvia all’intestazione del blog e basta. Puoi aiutarmi? Grazie in anticipo. Antonio Ienco

    29/07/2017 a 9:17
    • Marco Loprete rispondere

      Ciao Antonio! Purtroppo il tuo sito è su Blogger, piattaforma di cui non sono espertissimo. Tuttavia, quel tipo di errore si manifesta di solito quando si incolla del testo preso da Word. Ti consiglio, comunque, di aprire un ticket sul forum di assistenza di Blogger, loro sapranno certamente aiutarti: https://productforums.google.com/forum/#!forum/blogger 🙂

      03/08/2017 a 8:38
      • antonio ienco rispondere

        Grazie del suggerimento, tanto più che magari ti avrà portato via un po’ del tuo tempo proprio ora che probabilmente ti stai godendo le meritatissime ferie! Antonio

        04/08/2017 a 15:56
  • Lorenzcrood.com rispondere

    Ottima guida, ho visto che è pure posizionata per 2 keyword (come insegni tu stesso nella tecnica del titolo): “primi su google” e “trucchi seo” (più tutte le varianti). Ottimo lavoro!

    05/09/2017 a 9:55
    • Marco Loprete rispondere

      Grazie mille Lorenzo 🙂

      05/09/2017 a 13:14
  • Cristina Buonerba rispondere

    Tutti consigli utilissimi che ho iniziato a mettere in pratica da qualche mese, e devo ammettere che anche se la SEO e’ lenta, adesso ricevo meta’ del mio traffico direttamente da Google! Ho seguito il tuo consiglio sul segnalare il mio sito a Bing, in effetti non ci avevo mai pensato! Speriamo bene! Grazie mille Marco 🙂

    11/09/2017 a 13:26
    • Marco Loprete rispondere

      Ciao Cristina! Grazie mille, sono molto contento che la mia guida ti sia stata utile 🙂 In bocca al lupo per il tuo blog!

      11/09/2017 a 14:42
  • studio legale roma rispondere

    buone cose, siete bravissimi

    04/12/2017 a 10:13
    • Marco Loprete rispondere

      Grazie mille 😉

      04/12/2017 a 10:59
  • Vinz rispondere

    Ciao, sto impazzendo per inserire il sito http://www.ivisolab.com c’è qualcosa che sbaglio? sto usando yoast

    03/03/2018 a 10:46
    • Marco Loprete rispondere

      Ciao Vinz. Come puoi immaginare, è difficile dare una risposta a questa domanda su due piedi. Dovresti analizzare il tuo sito con uno degli strumenti di SEO Analytics (Semrush, SeoZoom, Screaming Frog) e poi intervenire sulle criticità. Yoast da solo non basta.
      Buona giornata!

      07/03/2018 a 8:50
  • Massimo s rispondere

    Complimenti vivissimi per l’articolo. Chiaro semplice e diretto. Io da poco ho abbandonato “Yoast” per “All in One seo” e devo dire che mi trovo molto bene. Stavo cominciando ad odiare “i semafori”! Comincerò a darmi da fare grazie ai tuoi preziosi aiuti partendo da http://www.icrewplay.com Continua così!

    25/03/2018 a 23:12
    • Marco Loprete rispondere

      Grazie mille Massimo, sei molto gentile. Torna a raccontarmi la tua esperienza con All in One Seo. A presto!

      28/03/2018 a 8:08
  • Valerio rispondere

    Ciao Marco, sono il gestore della pagina https://www.magicfly.it ed uso già google my business e All in one seo. Credo di aver scelto bene le keyword ma vorrei qualche consiglio per migliorare il posizionamento del sito per la keyword festa 18 anni a roma.

    Grazie mille in anticipo!

    01/05/2018 a 18:00
    • Marco Loprete rispondere

      Ciao Valerio. Come puoi immaginare, non mi è possibile darti una risposta su due piedi. Occorre fare un’analisi approfondita delle criticità del sito e valutare in quali ambiti intervenire. Ti consiglio di adoperare un tool di SEO analytics, come per esempio SeoZoom: solo così potrai valutare bene le diverse opzioni a disposizione (anche in relazione ai competitor). Buona giornata 🙂

      03/05/2018 a 13:50

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