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Posizionamento SEO. Primi su Google 2024: la guida SEO completa!

La copertina di "Primi su Google 2023", la guida SEO completa per apparire nei primi risultati dei motori di ricerca

Il posizionamento SEO è un’attività, al giorno d’oggi, sempre più importante per professionisti e aziende.

“Come essere primi su Google”, “come farsi trovare su Google”, “come apparire su Google”, “come diventare primi su Google” sono le domande più frequenti per chi ha un business o una attività professionale. La visibilità sui motori di ricerca consente di ottenere visualizzazioni, trovare nuovi clienti, incrementare le vendite di beni e servizi.

“Big G”, inoltre, è il principale tra i motori di ricerca. Indirizza circa il 90% del traffico nel mondo occidentale. Logico, dunque, che ci si arrovelli su come posizionare un sito su Google!

Per venire incontro alle esigenze di utenti non esperti, ho pensato a una guida SEO per il posizionamento sui motori di ricerca. Qui troverai tutti i trucchi e le tecniche SEO per arrivare ai primi posti di Google e altri motori di ricerca.

La guida al posizionamento SEO è stata aggiornata al 2024. Contiene gli ultimissimi suggerimenti e indicazioni in fatto di SEO e posizionamento di un sito.

Se vuoi scoprire come arrivare in prima pagina su Google, non hai che da leggere e seguire passo dopo passo le indicazioni. Scopriamo insieme come fare SEO!

Hai bisogno di aiuto per migliorare il posizionamento SEO su Google? Rivolgiti a un consulente SEO!

Psst: se desideri sapere come implementare l’Intelligenza Artificiale nella creazione di contenuti ottimizzati, dai un’occhiata alla guida su come fare SEO con ChatGPT.

Essere primi su Google: perché il posizionamento di un sito è importante?

Essere nella prima pagina di Google è fondamentale per il successo di un sito. Come rivela uno studio dell’autorevolissimo portale Moz, il 71.33% dei click avviene sui risultati della prima pagina. La seconda e terza pagina raccolgono solo il 5.59% dei click.

Il CTR di Google in base alle posizioni in una SERP
Il CTR di Google in base alle posizioni in una SERP

Come mostra questo screenshot di FirstPageSage, il primo risultato organico (ovvero non a pagamento) raccoglie il 39,8% dei click. Complessivamente, le prime tre posizioni totalizzano il 68,7% dei click.

Lo screenshot si riferisce alla ricerca su Desktop, ma vale anche per i dispositivi mobile. E già che ci siamo, affrontiamo una questione: il mobile-first indexing.

“Mobile-first indexing” o “indicizzazione mobile-first” è una modifica nell’approccio dell’indicizzazione e del ranking dei siti web da parte di Google. In breve, con il mobile-first indexing, Google utilizza principalmente la versione mobile di un sito web per indicizzarlo e classificarlo nelle SERP (Search Engine Results Pages), piuttosto che la sua versione desktop.

La motivazione principale di questo comportamento è l’aumento dell’utilizzo dei dispositivi mobili per navigare sul web. Poiché la maggior parte degli utenti accede al web tramite dispositivi mobili, Google ritiene che i risultati delle ricerche dovrebbero riflettere principalmente l’esperienza dell’utente mobile.

Nel prosieguo dell’articolo sul posizionamento SEO vedremo come andare in prima pagina su Google e i principali motori di ricerca. Tenendo presente che Google, da solo, indirizza oltre il 90% del traffico web mondiale!

Cos’è la SEO e perché non puoi farne a meno

SEO” è l’acronimo di Search Engine Optimization, ovvero ottimizzazione per i motori di ricerca.

Il posizionamento SEO comprende tutte quelle tecniche per rendere i tuoi contenuti più appetibili a Google e agli altri motori di ricerca (Bing su tutti) e migliorare la visibilità del tuo sito.

Le tecniche di ottimizzazione SEO si dividono in due grandi categorie:

  • tecniche SEO on site
  • tecniche SEO off site

Nel gruppo delle tecniche on site rientrano:

  • Ottimizzazione del codice: assicurarsi che il tuo sito sia veloce, reattivo e privo di errori.
  • URL chiari e significativi: gli indirizzi delle pagine devono essere comprensibili e ben strutturati.
  • Ottimizzazione di title e description: questi sono gli elementi che vengono visualizzati nei risultati di ricerca e devono essere allettanti e pertinenti.
  • Qualità dei testi: il contenuto deve essere originale, ben scritto e fornire valore ai lettori.
  • Ottimizzazione delle immagini: riduzione delle dimensioni senza perdita di qualità, utilizzo di ALT tag e nomi di file descrittivi.
  • Contenuti multimediali di qualità: video e audio che arricchiscono l’esperienza dell’utente.
  • Link interni: creazione di una struttura di link logica che aiuti l’utente e i motori di ricerca a navigare nel sito.
  • Sitemap: una mappa del sito aiuta i motori di ricerca a comprendere la struttura del tuo sito.

La SEO off site, invece, mira a migliorare il posizionamento di un sito attraverso attività di link earninglink building.

  • Link earning: ottenere link in entrata da siti di qualità e rilevanti spontaneamente, attraverso la creazione di contenuti di valore.
  • Link building: strategie per acquisire attivamente link da altri siti, come la collaborazione con blogger, articoli ospiti (guest post) o attraverso campagne di PR digitale.

Vale la pena di citare anche l’EEAT di Google, ovvero l’insieme dei fattori di competenza, esperienza, autorevolezza, affidabilità legati a un sito web. Non si tratta di un fattore diretto di ranking, ma è comunque un elemento importante nell’economia di una corretta strategia SEO. Leggi qui la nostra guida sul Google EEAT!

Se stai cercando di capire come comparire su Google nelle prime posizioni, sappi che non potrai fare a meno di integrare tutte queste strategie. E ora, scopriamo come fare SEO!

Come apparire su Google: inserire il sito nei motori di ricerca. Differenze tra indicizzazione e posizionamento SEO di un sito

Una delle domande che più spesso mi sento rivolgere è: come apparire su Google gratis? Bene, la questione è tutta lì, nel significato del termine “apparire”. E già, perché un conto è l’indicizzazione, un altro il posizionamento di un sito.

Il posizionamento di un sito si riferisce all’ordine in cui una pagina web appare nei risultati di ricerca per una determinata ricerca (query), e alle tecniche impiegate per migliorare il ranking.

L’indicizzazione è processo il mediante il quale un motore di ricerca raccoglie, analizza e archivia le pagine web nel suo database (noto come indice). Ed è di questo che si parla quando ci si chiede come apparire su Google. Apparire non significa posizionarsi, ma indicizzarsi.

L’indicizzazione dei siti internet avviene in maniera automatica. Quando crei un nuovo sito web, i motori di ricerca lo rilevano attraverso gli spider o crawler, programmi specifici che scandagliano il web alla ricerca di nuovi contenuti.

Il processo di rilevamento non avviene in tempo reale. Possono occorrere ore o addirittura giorni prima che il tuo sito venga rilevato e indicizzato. Fortunatamente, esistono delle procedure per accelerare questo processo e segnalare direttamente un sito ai motori di ricerca.

Vediamo come apparire su Google e Bing, i due principali motori di ricerca.

Google. Per favorire l’indicizzazione e avere un controllo maggiore sul tuo sito, il primo passo è creare un account su Google Search Console. Una volta registrato, potrai aggiungere il tuo sito e inviare la sitemap.

Puoi anche utilizzare la funzione di “Aggiunta e rimozione degli URL” per segnalare specifiche pagine.

È bene precisare che, anche se segnali il sito, la Search Console fornisce dati e strumenti che vanno ben oltre, aiutandoti a monitorare e ottimizzare le performance del tuo sito su Google.

Bing. Anche per Bing esiste un tool simile chiamato Bing Webmaster Tools. Creando il tuo account, potrai inserire l’URL del tuo sito per accelerare l’indicizzazione.

Come Google Search Console, anche Bing Webmaster Tools fornisce un quadro completo delle performance del tuo sito, aiutandoti a migliorare il posizionamento Google del tuo sito.

In generale, per favorire l’indicizzazione e garantire che i motori di ricerca interpretino correttamente la struttura del tuo sito, è fondamentale creare una sitemap. Si tratta di un documento XML che elenca tutte le pagine del tuo sito web.

Se sei esperto, puoi creare una sitemap manualmente, altrimenti puoi affidarti a numerosi servizi online. Ti basterà cercare “xml sitemap generator” su Google per trovare quello più adatto a te.

Se utilizzi WordPress, esistono numerosi plugin specifici che automatizzano questo processo, tra cui Yoast SEO.

Proseguiamo con il discorso sul posizionamento SEO analizzando un prezioso strumento: Google My Business.

Come farsi trovare su Google con Google My Business

Per tornare alla domanda precedente, ovvero come farsi trovare su Google sfruttando gli strumenti gratuiti, un valido aiuto è rappresentato anche da Google Maps. Per la precisione, dal servizio Google My Business (GMB).

Si tratta di uno strumento offerto da Google che permette alle aziende, ai negozi, ai professionisti e ad altre organizzazioni di migliorare la visibilità, soprattutto in locale. E’, dunque, a tutti gli effetti un tool fondamentale per essere primi su Google!

Ecco le principali caratteristiche del servizio:

  • Profili aziendali: con Google My Business, le aziende possono creare e personalizzare un profilo che mostra informazioni chiave come nome, indirizzo, numero di telefono, orari di apertura, recensioni dei clienti, sito web e foto.
  • Visibilità nella ricerca locale: la presenza su Google My Business migliora la visibilità di un’azienda nelle ricerche locali. Ad esempio, se qualcuno cerca “ristoranti vicino a me”, le aziende con profili My Business ben ottimizzati hanno maggiori probabilità di apparire nei risultati.
  • Recensioni: GMB offre una piattaforma per i clienti per lasciare recensioni e feedback. Le aziende possono rispondere a queste recensioni, creando un dialogo con i clienti e offrendo così una buona immagine del proprio servizio di customer care.
  • Insights: le aziende possono accedere a statistiche e dati sulle interazioni dei clienti con il loro profilo, come quante volte il profilo è stato visualizzato o quanti utenti hanno cliccato sul numero di telefono.
  • Post e novità: le aziende possono anche pubblicare aggiornamenti, offerte speciali o eventi direttamente nel loro profilo My Business.
  • Integrazione con altri servizi Google: Google My Business funziona in sinergia con altri prodotti Google, come Google Ads e Google Maps, rendendo più efficace e integrata la presenza online di un’azienda.

Nel profilo di GMB è possibile inserire il proprio sito web, cosa che favorisce una più rapida indicizzazione. Inoltre, in fase di posizionamento di un sito questo strumento si rivela molto utile. Nelle ricerche locali (per esempio: “ristorante Milano”), i primi tre risultati sono tipicamente presi da Google Maps (è quello che si chiama “local pack”).

Insomma, se stai cercando come apparire su Google con la tua attività, GMB è uno strumento fondamentale. E’ utilissimo per farsi trovare (anche fisicamente) da chiunque cerchi la tua azienda.

Entriamo nel vivo della questione posizionare il sito su Google. Se vuoi sapere come andare in prima pagina su Google, non ti resta che applicare le seguenti tecniche SEO!

Il posizionamento di un sito web. Come apparire su Google in prima pagina con le tecniche SEO on site

Ottimizzazione della struttura: il silo

Entriamo nel dettaglio della nostra domanda: come essere primi su Google. Punto di partenza per il posizionamento di un sito non può che essere l’organizzazione dei contenuti del sito in una struttura coerente, chiara, facile da navigare all’utente e ben comprensibile ai crawler.

Uno degli approcci più efficaci in questo senso è adottare la cosiddetta “silo structure” o struttura a silo.

Questa struttura organizza i contenuti del sito in modo simile a un libro. Abbiamo grandi aree tematiche o categorie (le “silo pages”), che possono essere paragonate ai capitoli, e all’interno di queste aree sottocategorie o argomenti specifici, simili ai paragrafi e sottoparagrafi di un libro.

Questa metodologia è stata popolarizzata da Bruce Clay, uno dei pionieri del SEO, che ha descritto in dettaglio la “silo structure” sul suo sito web.

Un esempio di struttura a silo per un sito web
Come essere in prima pagina su google? Adopera la struttura a silo!

Come si realizza la struttura a silo con WordPress? Semplice. Le “silo page” vengono create come pagine “parent”; il livello successivo può essere rappresentato da pagine “child”.

Un’altra opzione è sfruttare il sistema categoria-post di WordPress, dove la “silo page” corrisponde alla pagina archivio di una categoria e i contenuti specifici sono gli articoli pubblicati all’interno di quella categoria.

Sebbene la struttura a silo sia una delle più adoperate, è importante non irrigidirsi nell’adozione di questo modello.

Ogni sito web ha esigenze e obiettivi unici. La struttura a silo può non essere sempre la scelta migliore per tutti i progetti. Tanto più che essa presenta alcune criticità, per esempio un’idea di internal linking piuttosto rigida e non sempre funzionale.

Ciò che è realmente cruciale, al di là del modello scelto, è sviluppare il tuo sito web in modo logico e lineare. Gli utenti dovrebbero poter navigare con facilità, trovare ciò che cercano senza sforzo e avere una esperienza coerente e intuitiva.

In parallelo, gli spider dei motori di ricerca dovrebbero essere in grado di scandagliare e interpretare facilmente la struttura e i contenuti del tuo sito.

Ricorda sempre: la struttura a silo è uno strumento, non un dogma. L’obiettivo principale è la creazione di un sito web che sia al tempo stesso utile per gli utenti e ottimizzato per i motori di ricerca.

La “scelta” delle keyword

Proseguiamo nella nostra panoramica su come fare SEO e apparire su Google. Sai qual è il primo comandamento della Search Engine Optimization? Tratta ogni singolo contenuto come la risposta a un bisogno specifico.

Cosa significa? Significa specializzarsi, individuare la propria nicchia e occuparla. I motori di ricerca sono pieni zeppi di contenuti: svettare è questione di competenza e specificità. Ogni contenuto del tuo sito deve rispondere ad una query, ovvero ad una “domanda” degli utenti.

E qui entrano in gioco le keyword. Le parole chiave sono quelle espressioni che identificano attività, settori, oggetti ecc. per i quali vuoi posizionare un sito sui motori di ricerca.

Se vuoi essere primo su Google, è fondamentale iniziare la creazione dei contenuti di una pagina web considerando una parola chiave principale, esplorando non solo tutte le possibili variazioni ma anche le parole o espressioni strettamente correlate, al fine di definire un’area semantica coerente.

Per esempio, per questo articolo ho lavorato su “posizionamento seo”, sviluppando tutti i concetti associati al tema del posizionamento di un sito nel tentativo di intercettare altre parole chiave importanti. Tra queste:

  • posizionamento siti web
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Ecco i criteri da considerare nella scelta della keyword principale intorno a cui costruire il tuo contenuto:

  1. La rilevanza: sembrerà banale, ma è importante scegliere una keyword che sia perfettamente attinente al contenuto che intendi sviluppare.
  2. Le intenzioni di ricerca: il “search intent” è fondamentale. Alcune keyword sottendono ricerche di tipo informativo (ho bisogno di una informazione su una certa cosa). Altre, invece, sono di tipo commerciale, ovvero vengono adoperate in ricerche orientate alle conversioni. Ad esempio, se cerco “fotografo di matrimonio a Milano”, è molto probabile che stia cercando un professionista in grado di realizzare il mio servizio di nozze. Se cerco “fotografo matrimonio”, potrei essere interessato solo ad acquisire generiche informazioni.
  3. Il volume di traffico: ovvero la media delle ricerche mensili per quella keyword.
  4. La concorrenza o competizione: ovvero quanti siti web sono già stati indicizzati per quella parola. Questo parametro è cruciale, poiché può influenzare la facilità o difficoltà di posizionamento di un sito, influenzando tempi e costi.

Uno sviluppo professionale della SEO prevede di lavorare su cluster di parole chiave. Un cluster è un insieme di keyword correlate. La tecnica più efficace prevede di sviluppare una pillar page, una pagina principale legata alla keyword più importante del cluster, e una serie di pagine dedicate ai sottoargomenti e collegate alla pillar page.

Per quanto riguarda l’analisi delle keyword, strumenti come Google Trends, SeoZoom e Semrush sono risorse potenti che analizzano i flussi di traffico e ti aiutano nella ricerca di parole chiave. Non puoi fare a meno di questi strumenti se vuoi fare SEO.

Inoltre, SeoZoom e SemRush offrono inoltre un’analisi completa delle keyword, con correlazioni, variazioni eccetera. Si tratta di strumenti fondamentali per raggiungere i primi posti su Google.

Ottimizzazione degli URL

Lo URL (Uniform Resource Locator) è una sequenza di caratteri che localizza una risorsa (pagina, documento, immagine ecc.) sul web. Se ben strutturato, può migliorare l’esperienza dell’utente e la visibilità di una pagina nei risultati di ricerca.

Per essere primo su Google e sbaragliare la concorrenza, URL ben costruito dovrebbe:

  • Essere descrittivo: l’ideale è avere indirizzi parlanti, ovvero URL discorsivi che riassumano il contenuto della pagina attraverso le parole chiave. Questo facilita la comprensione dell’utente e può aumentare la probabilità di click nei risultati di ricerca.
  • Mantenere una struttura semplice: in generale, un URL SEO-friendly dovrebbe avere una struttura chiara e concisa, ad esempio: nomedeltuosito.com/parola-chiave.
  • Evitare l’uso eccessivo delle stop words: congiunzioni, preposizioni e altre cosiddette “stop words” di solito non aggiungono valore SEO e possono rendere un URL più lungo e meno leggibile. Tuttavia, esistono eccezioni. A volte, eliminare una stop word potrebbe alterare il significato dello URL o renderlo meno comprensibile. Soprattutto, la presenza o l’assenza di stop words può influire sui volumi di ricerca.
  • Evitare caratteri speciali, maiuscole e spazi: questi possono creare confusione o essere interpretati in modo errato dai motori di ricerca e dai browser. Ad esempio, gli spazi sono spesso convertiti in %20, che non è ideale da un punto di vista estetico o funzionale.
  • Usare trattini per separare le parole: i trattini (“-“) sono generalmente preferiti rispetto agli underscore (“_”) per separare le parole in un URL, poiché i motori di ricerca li leggono come spazi.

In sintesi, per migliorare il posizionamento di un sito ed essere primi su Google l’obiettivo è creare URL che siano sia amichevoli per i motori di ricerca che intuitivi e comprensibili per gli utenti. E’ anche da questi piccoli dettagli che dipende il successo di un progetto web.

Ottimizzazione del title

Per title si intende il tag <title>, ovvero il titolo della pagina visualizzato nella SERP di Google (SERP: Search Engine Result Page, la pagina che mostra i risultati di una certa ricerca).

“La SEO è al 50% nel title”, dice un vecchio adagio.

Struttura ideale del title

La forma consigliata per un title efficace è la seguente:

“Keyword – Keyword #2 … | Nome Sito”

Ad esempio: “Primi su Google 2023: la Guida SEO completa! | Marco Loprete”.

Posizionamento della keyword

È cruciale che il title inizi con la keyword o keyphrase principale, mirando al miglioramento del ranking. Nel mio caso, “Primi su Google” è posta in primissima posizione.

Lunghezza del title

Google non fornisce indicazioni esatte sulla lunghezza del title. L’ideale sembrerebbe essere tra i 50 e i 70 caratteri, grossomodo 600 pixel. Superando tale limite, il titolo rischia di essere troncato nella SERP.

Il title di questa pagina, “Primi su Google 2023: la Guida SEO completa! – Marco Loprete” è lungo 564 pixel.

Corrispondenza e leggibilità

Se si punta su una keyword specifica, per coerenza, questa dovrebbe comparire nel title. L’ideale è inserirlo in prima posizione, aggiungendo, se possibile, le keyword collegate.

Tuttavia, è essenziale mantenere una buona leggibilità, dato che i titoli sono il primo contatto dell’utente con il nostro contenuto nella SERP. Non sacrifichiamo l’umanità in favore dell’ottimizzazione.

Le congiunzioni e altre stop words, ad esempio, andrebbero incluse, perché rendono il testo più naturale.

Per restare al nostro esempio: “Primi su Google 2023: la Guida SEO completa! | Marco Loprete” è un title indubbiamente più naturale di “Primi Google 2023: Guida SEO completa! | Marco Loprete”. Chi, nel linguaggio comune, direbbe “Primi Google” al posto di “Primi su Google”?

Comprensione semantica

Grazie all’LSI (Latent Semantic Indexing), Google comprende la relazione tra termini correlati, sinonimi e il contesto complessivo di una pagina. Quindi, anche se il title contiene delle variazioni o sinonimi della tua keyword principale, il motore di ricerca può comunque riconoscere e apprezzare la pertinenza del tuo contenuto.

Ottimizzazione della meta description

La meta description è quella porzione di testo che compare nella SERP sotto il title e lo url. Fornisce all’utente una descrizione del contenuto di una pagina e dunque va pensata come una sorta di rapido e conciso annuncio pubblicitario, tale da catturare l’attenzione di chi legge.

Ecco l’aspetto che assume il codice sorgente:

<meta name="description" content="Questo è un esempio di meta description. Con questo testo puoi spiegare agli utenti di cosa tratta il tuo sito e convincerli a consultarlo."/>

Per scrivere la meta description pensa a una frase breve (150-160 caratteri) ma d’effetto. Come il title, anche la meta description può essere troncata. Per questo è fondamentale inserire ai primi posti le informazioni più rilevanti.

Non concentrarti esclusivamente sulle keyword. Yoast, uno dei più famosi esperti SEO, sul suo blog sottolinea come molti motori di ricerca (tra cui Google) non adoperino la meta description nel ranking.

Il beneficio c’è, ma è soprattutto indiretto. Google usa il Click Through Rate (CTR) come indicatore del fatto che il tuo sito sia un buon risultato. 

Detto altrimenti: più persone cliccano sulla tua pagina, spinti (anche) dal title e dalla meta description, più questa riesce a migliorare il posizionamento Google.

È comunque importante ottimizzare la meta description con le keyword.

Facci caso: quando esegui una ricerca per una certa keyword, se questa compare anche nella meta description viene evidenziata in grassetto. Questo accorgimento di Google può influire sul CTR.

La corrispondenza con le chiavi di ricerca identifica con precisione l’argomento della pagina, lo rende più chiaro e dunque spinge gli utenti a cliccare sul risultato.

Ecco la meta description di questo post:

“Primi su Google 2023” è la guida SEO completa. Come fare SEO? Scopri le tecniche per raggiungere i primi posti di Google!

Ottimizzazione dei testi

L’ottimizzazione dei testi è una pratica importantissima per apparire su Google nelle prime posizioni.

Ma cosa significa ottimizzare un testo? Cos’è la scrittura SEO (o anche SEO copywriting)? Un ruolo decisivo lo giocano – come sempre  – le keyword.

Ecco alcune regole fondamentali:

  • Inserisci subito le keyword per le quali intendi posizionarti. In questo modo si dà, tanto al lettore che ai motori di ricerca, l’evidenza più chiara di quale argomento tratti l’articolo. Non a caso ho iniziato il post riportando alcune delle keyphrase per cui mi interessa essere trovato: “Come essere primi su Google”, “come farsi trovare su Google”, “come apparire su Google”, “come diventare primi su Google”.
  • Usa il grassetto. Usare il marcatore <strong> per mettere la keyword in grassetto significa far capire a Google che si tratta di un’espressione rilevante. Occhio però a non esagerare: usa il grassetto per evidenziare non solo la parola chiave, ma anche i concetti ad essa collegati, che possono essere interessanti per il lettore o estendere la semantica (l’area di significato) del post.
  • Usa gli heading tag. Sono i tag che vanno da <h1> a <h6>, ovvero i titoli. Dal punto di vista SEO, sono rilevanti quelli da <h1> a <h3>. Il consiglio è di adoperarli per evidenziare gli argomenti di cui parla la pagina, inserendoci le parole chiave. Una precisazione riguardo gli <h1>: l’HTML5 (la nuova versione del linguaggio di creazione dei siti web) consente di adoperare più tag h1 all’interno di una pagina. Tuttavia, per una questione di maggior chiarezza nell’organizzazione dei contenuti, è preferibile adoperare un solo h1. L’h1 di questo articolo è: “Primi su Google 2023: la Guida SEO completa!”, identico al title. Non è obbligatorio che sia così, anzi se puoi variare, meglio!
  • Non dare troppo peso alla keyword frequency, ovvero la frequenza con cui una parola chiave si ripete in un testo. Non c’è un valore numerico preciso da rispettare: è bene che una keyword abbia una certa ricorrenza nella pagina, ma non bisogna esagerare. Si rischia di incappare nel keyword stuffing (una sovrapresenza di keyword che può essere penalizzante).

Ottimizzazione dei link

Ebbene sì: se vuoi essere primo su Google, devi gestire correttamente anche i link. 

I link si dividono in due categorie:

  • Link interni: questi sono collegamenti che rimandano ad altre pagine o contenuti del tuo stesso sito.
  • Link esterni: sono i collegamenti che indirizzano verso risorse al di fuori del tuo sito o, viceversa, link che provengono da altri siti verso il tuo.

Quando inserisci link interni (inbound link) in un articolo o in una pagina stai realizzando un processo chiamato cross-linking.

Un esempio perfetto di questa pratica lo ritroviamo nelle pagine di Wikipedia, che sono interconnesse attraverso numerosi link. Questa strategia non solo migliora la navigabilità del sito, ma crea anche una gerarchia di contenuti e aiuta a distribuire il cosiddetto “link juice” o “succo di link”.

“Link juice” è una terminologia SEO che fa riferimento alla capacità di una pagina di trasferire valore e autorità ad un’altra attraverso un link. Una rete ben strutturata di link interni aiuta a diffondere questa “forza” in maniera uniforme tra le pagine del sito.

Come si scrivono correttamente i link?

Un esempio:

<a href="https://www.marcoloprete.it/primi-su-google-la-guida-seo-completa/">scopri come essere primo su Google e come fare SEO</a>

Il testo racchiuso dal tag <a> è chiamato anchor text. Idealmente dovrebbe contenere una keyword rilevante per il link in questione.

Attenzione: non è necessario che lo url della pagina di destinazione e l’anchor text abbiano la stessa, identica parola chiave di riferimento. Al contrario, una buona strategia SEO sui link interni prevede variazioni nelle ancore, magari sfruttando le keyword correlate. L’importante, come sempre, è la pertinenza.

La struttura HTML dei link esterni (o outbound link) è la stessa. Inserire un link esterno nel proprio articolo è importante per completare l’esperienza di lettura dell’utente. Se pertinente con il contenuto che hai creato, il link rivolto all’esterno ti premierà anche in fase di indicizzazione.

Ottimizzazione delle immagini

Oltre che ad arricchire il testo e rendere la lettura più piacevole, le immagini sono utili a migliorare la visibilità del tuo sito. Ecco alcuni consigli per ottimizzare le immagini in chiave SEO!

  • Non caricare file troppo pesanti, potresti rallentare il tuo sito. Il tempo di caricamento delle pagine è un fattore di ranking. Al tempo stesso, garantisce una buona esperienza di navigazione dell’utente. E’ importante non sottovalutare questo aspetto. Vuoi verificare il tempo di caricamento del tuo sito? Hai a disposizione diversi strumenti: Pingdom Website Speed Test, GT Metrix e PageSpeed Insights.
  • Dai un nome “parlante” ai file. Per i nomi dei file delle immagini vale la stessa regola dello url: scegli un nome “parlante”, che descriva il contenuto dell’immagine, magari inserendo anche una delle keyword per cui vuoi posizionarti. Ad esempio, l’immagine in evidenza di questo articolo ha come nome primi-su-google-guida-seo-completa-2023.jpg.
  • Inserisci un titolo. Quando inserisci un’immagine in una pagina o un articolo, può essere utile ottimizzare l’attributo title dell’immagine. Questa breve descrizione apparirà come tooltip quando l’utente passa sopra l’immagine con il mouse, offrendo contesto aggiuntivo e aiutando i motori di ricerca a comprendere il contenuto dell’immagine.
  • Inserisci un didascalia. E’ una ulteriore informazione che può aiutare sia i visitatori che i motori di ricerca a comprendere il significato e la rilevanza dell’immagine nel contesto.
  • Inserisci il Testo Alternativo. Il testo alternativo o attributo alt è quello che “racconta” l’immagine a Google (e agli altri motori di ricerca), ed è uno dei parametri sulla base del quale le immagini vengono classificate su Google Immagini. Inoltre è il testo che compare sulla pagina quando, per qualche motivo, l’immagine non può essere caricata. Infine, è utile per favorire la comprensione dell’immagine a persone con problemi di vista, i quali adoperano browser parlanti che “leggono” l’attributo alt.

Le immagini presenti sul tuo sito, oltre che arricchire di contenuti piacevoli la lettura e concorrere al ranking delle tue pagine, verranno indicizzate su Google Images proprio in forza delle caratteristiche sopra citate (oltre che del testo circostante).

Ancora un piccolo avvertimento: evita di sovraccaricare titoli, didascalie e testo alternativo di un’immagine con le parole chiave per cui vuoi essere visibile.

Cerca di essere il più possibile pertinente con il contenuto della foto e il contesto in cui viene pubblicata. La parola chiave, nella SEO, è naturalezza.

Ottimizzazione dei contenuti multimediali

Oltre alle immagini è buona norma ottimizzare anche i contenuti multimediali. Cura i nomi dei singoli file e il title come descritto sopra e non dimenticare l’anchor text, il testo di ancoraggio, utilizzato per creare il link alla risorsa multimediale. Fai in modo che, al suo interno, vi sia la keyword/keyphrase, ma che sia anche discorsivo e pertinente con il resto del contenuto.

HTTPS: la navigazione sicura

Da parecchi anni l’https è un fattore di ranking, eppure non tutti sembrano rendersene conto.

Cos’è l’https? E’ la sigla di Hypertext Transfer Protocol Secure, ovvero un sistema di regole (protocollo) per la comunicazione sicura tra due computer in rete. In pratica, è quel lucchetto che vedi in alto, nella barra degli indirizzi del browser, quando navighi sul mio sito.

Ma perché è così importante?

  1. Protezione delle informazioni. Quando un sito utilizza HTTPS, le informazioni trasmesse tra l’utente e il sito vengono crittografate. Ciò significa che, anche se un malintenzionato dovesse intercettare queste informazioni, non sarebbe in grado di leggerle o modificarle. Questo è cruciale per siti web che gestiscono informazioni sensibili, come dettagli di carte di credito o dati personali.
  2. Fiducia dell’utente. Oltre a garantire sicurezza, l’HTTPS gioca un ruolo chiave nella percezione del tuo sito da parte degli utenti. Una connessione sicura mostra ai tuoi visitatori che ti prendi cura della loro privacy e delle loro informazioni. In un’epoca in cui la sicurezza online è sempre più al centro delle attenzioni, il lucchetto nella barra degli indirizzi può influenzare positivamente la fiducia e, di conseguenza, il comportamento dei visitatori sul tuo sito.

Se desideri che il tuo sito web sia non solo ben posizionato, ma anche rispettoso e protettivo nei confronti dei tuoi utenti, passare a HTTPS è essenziale. Puoi ottenere un certificato SSL dal tuo provider di hosting o attraverso soluzioni gratuite come Let’s Encrypt.

Dopodiché, dovrai migrare il sito da http ad https. Nel caso di WordPress, basta scrivere alcune semplici regole nel file .htaccess. In alternativa, puoi installare un plugin come Really Simple SSL.

Dal 2014, aver attivato la navigazione in modalità sicura è un fattore di ranking. Dunque è fondamentale per migliorare il posizionamento di un sito internet. Se non lo hai ancora fatto, ti consiglio di affrettarti. Solo curando tutti i dettagli potrai essere primo su Google.

Ps: hai bisogno dell’aiuto di un esperto? Contattami!

I dati strutturati: cosa sono, i formati, perché usarli. Aiutano davvero a scalare i primi posti su Google?

Cosa sono i dati strutturati: schema.org, data set e formati

I dati strutturati sono una modalità di scrittura html delle informazioni per facilitare la comprensione del contenuto di un sito da parte dei motori di ricerca.

Nello specifico, per la codifica di queste informazioni essenziali ci si serve di un vocabolario, ideato da Google, Microsoft, Yahoo e Yandex nel 2011, schema.org. Schema.org mette a disposizione differenti “schemas” (tipi di dati) e, soprattutto, vari “linguaggi” (formati) per tradurli: Microdata, RDFa, JSON-LD. Quest’ultimo è il formato raccomandato da Google.

Un esempio di dati strutturati scritti in formation JSON-LD
Un esempio di dati strutturati scritti in formation JSON-LD
Una introduzione ai dati strutturati dal team di Google

Perché usare i dati strutturati

Come spiega al minuto 42 John Muller nel video che trovi qui sotto, i dati strutturati non sono un fattore diretto di ranking. Significa che la loro presenza (o assenza) non influenza direttamente il posizionamento sui motori di ricerca.

La loro utilità, però, è indubbia. I dati strutturati permettono una comunicazione chiara e precisa con i motori di ricerca, facilitando la comprensione e, in certi casi, arricchendo i risultati di ricerca attraverso i “rich snippet”. Questi ultimi possono includere vari elementi come breadcrumb, loghi aziendali, box di ricerca e altro, contribuendo a rendere i risultati più attraenti e informativi.

Alcuni esempi di rich snippet visualizzati da Google:

  • Rich search results: snippet di risultati con arricchimenti visuali (testo, immagini ecc.);
  • Rich cards: una variazione dei rich search results, simile ai rich snippets e realizzata specificamente per il mobile;
  • Enriched search results: con caratteristiche immersive o interattive;
  • Knowledge graph: pannello con le informazioni relative a una organizzazione, un’azienda, un brand ecc.;
  • Breadcrumbs: la visibilità dei breadcrumb nei risultati di ricerca;
  • Carousels: una collezione di rich search results presentati in forma di carousel;
  • Rich results for AMP: per fare in modo che le AMP (Accelerated Mobile Pages) compaiano in formato di carousel, è necessario inserire i dati strutturati;

I principali content types supportati da Google:

  • Article: notizie o articoli del blog mostrati nel carousel delle top stories, con titoli e immagini in evidenza.
  • Book: search feature dedicata a libri e autori che consente di ricercare testi e acquistare i volumi.
  • Course: lista dei corsi attivati da una organizzazione, con titoli, indicazioni del fornitore e breve descrizione.
  • Events: eventi come concerti e festival, ad esempio, con indicazione di data e luogo.
  • Local business: i dettagli relativi ad una attività commerciale o professionale mostrate nella card del Knowledge Graph.
  • Product: informazioni su un prodotto, inclusi prezzo, disponibilità e rating (valutazioni).
  • Recipe: post di ricette, mostrati come risultati individuali o all’interno di un carousel.
  • Review: la recensione di un’organizzazione o attività, come ristoranti, negozi ecc.
  • Video: informazioni su un video, con la possibilità di azionare il play.

L’elenco completo delle search feature, con spiegazioni approfondite caso per caso, lo trovate qui: https://developers.google.com/search/docs/guides/search-gallery.

E’ inutile che ti dica che i rich snippet sono un modo molto efficace di migliorare le performance, in termini di CTR, dei tuoi risultati. Questo può significare più accessi e, in generale, una ricaduta positiva sul ranking, consentendoti di scalare i primi posti su Google e di apparire sopra i tuoi competitor.

Come implementare i dati strutturati

Anzitutto i dati strutturati vanno generati, poi inseriti nel sito. Puoi procedere in tre modi:

  • Manualmente: il che significa scrivere il codice da zero (a partire dalle indicazioni di schema.org e dalle linee guida di Google) oppure farti aiutare da un tool online. Ad esempio questo di Google, oppure quest’altro. Il codice in questione andrà poi copiato e incollato all’interno delle relative pagine (preferibilmente nell’header).
  • Tramite un plugin: se hai un sito WordPress come il mio, puoi usare Schema Pro o avvalerti delle funzionalità integrate in Yoast. In questo modo non dovrai scrivere codice e l’implementazione è automatica.
  • Adoperando Google Tag Manager: Tag Manager può aiutarti con l’implementazione. Il codice dovrà essere generato manualmente.

Una volta inseriti nel tuo sito i dati strutturati, puoi validarli tramite lo strumento ufficiale di Google: https://developers.google.com/search/docs/appearance/structured-data?hl=it.

Come essere primi su Google con le tecniche off-site

Posizionarsi su Google richiede un’azione non solo on-site. Le tecniche SEO off-site comprendono tutte quelle attività volte ad aumentare il posizionamento di un sito web attraverso la link popularity.

La link popularity definisce la quantità di link che un sito riceve da altri siti. Non solo.

Scrive Wikipedia: «[La link popularity] è una misura dell’affidabilità dei contenuti di un sito web, che influisce notevolmente sulla visibilità online. Oggi i motori di ricerca premiano l’affidabilità di un sito innalzandolo ai primi posti nelle pagine di risposta.»

Detto altrimenti: «relevance, trustworthiness, and authority that effective off-site SEO affords a website still play a major role in a page’s ability to rank.» (Moz.com)

Le tecniche SEO off-site si dividono in due categorie:

  • Link earning: l’insieme delle pratiche che consentono di ottenere link al proprio sito in maniera spontanea.
  • Link building: le tattiche per ottenere link da altri siti in maniera non spontanea.

Prima di analizzarle nel dettaglio, facciamo una piccola premessa.

La qualità dei link

Per arrivare primi su Google sono importantissimi i link diretti al tuo sito (backlink).

Il motivo è il “link juice” di cui scrivevo prima. La popolarità di una pagina si trasferisce alle altre grazie ai link. Affinché i backlink migliorino il posizionamento su Google è importante che provengano da siti di qualità, nonché pertinenti con i contenuti che tratti.

Ma quando un backlink è di qualità? Un tempo, lo strumento con cui valutare l’importanza di un sito era il Page Rank di Google, una sorta di stima dell’importanza di un sito che si calcolava con una formula matematica. Questo dato era ricavabile pubblicamente installando la Google Toolbar nel browser di navigazione.

Dal dicembre del 2013 ciò non è più possibile, anche se il Page Rank è ancora attivo. Per misurare il valore di un link si adoperano allora una serie di indici, che variano a seconda del tool di backlink audit adoperato:

  • Domain Authority e Page Authority: Moz
  • Trust Flow e Citation Flow: Majestic
  • Domain e Url Rating: Ahrefs
  • Authority Score: Semrush

Questi indici numerici, tipicamente “voti” su una scala da 0 a 100, misurano la qualità di un certo link tenendo conto di una serie di fattori, dagli aspetti tecnici del sito alla presenza di annunci pubblicitari al numero di accessi alla quantità di link in ingresso eccetera.

Si tratta di indicatori importanti. Tuttavia, è bene ricordare che sono stime basate su algoritmi proprietari. Pertanto, dovrebbero essere utilizzate come uno strumento di orientamento e non come verità assolute. Google, ad esempio, utilizza centinaia di fattori nei suoi algoritmi di ranking, e queste metriche sono solo tentativi di replicare o sintetizzare alcune di queste variabili.

Nella definizione di un link di qualità non conta solo la popolarità di un sito, anche la pertinenza ha la sua importanza. Se hai un blog che si occupa di SEO, è importante che il link a un tuo articolo provenga da un sito che tratta tematiche affini.

L’anchor text deve poi essere ottimizzato come ti ho descritto prima, ovvero con una keyword rilevante per il contenuto linkato.

Come sempre, però, attenzione a non esagerare. Un’eccessiva ottimizzazione dell’anchor text (ad esempio, usando sempre la stessa keyword come testo del link) può apparire come “spam” ai motori di ricerca. Va bene darsi da fare per arrivare primi su Google, ma occhio a non incorrere in penalizzazioni!

Nota bene: se il webmaster del sito che contiene un link al tuo decide di inserire nel tag del link l’attributo “nofollow”, il link juice viene “bloccato”. I link “nofollow” non trasferiscono “link juice”.

Poco male: anche i link “nofollow” hanno il loro valore. In un normale profilo di backlink, i link nofollow non mancano (è impossibile avere il 100% di link dofollow). Inoltre, un link nofollow è pur sempre un link, contribuisce ad aumentare la brand awareness (la conoscenza del tuo marchio) e gli accessi al sito.

Link earning

Il link earning (o linkbait) è, a pensarci bene, la prima vera pratica SEO. Consiste “semplicemente” nel produrre contenuti interessanti al fine di attirare link naturali (“bait” in inglese significa “esca”).

Scrivere cose interessanti, con un elevato contenuto informativo e una forma brillante, porterà gli utenti a linkare naturalmente il tuo sito come risorsa rilevante per un determinato tema.

Lo dice anche Google:

«Il modo migliore per incoraggiare l’inserimento in altri siti di link di qualità e pertinenti al tuo è creare contenuti univoci e peculiari, in grado di acquisire naturalmente popolarità nella comunità di Internet. La creazione di validi contenuti paga: i link sono solitamente voti redazionali dati per scelta e maggiore è l’utilità dei tuoi contenuti, maggiori saranno le probabilità che un altro utente li ritenga validi per i propri lettori e inserisca un link a essi.»

Quindi: concentratevi sulla produzione di contenuti di qualità e vedrete che il posizionamento del sito su Google ne beneficerà!

Link building: tecniche di base e avanzate

La link building comprende un’insieme di tattiche per ottenere link al proprio sito in modo non spontaneo.

Sebbene molto diffuse, queste tecniche vanno adoperate con cura. In forme eccessive, possono essere considerate spam e dunque penalizzate da Google.

Le principali tecniche di link building, importantissime per posizionarsi su Google, sono:

  • Article marketing: contatta i titolari di un sito e fai in modo che pubblichino un articolo contenente un link al tuo sito. Occhio, però: nella sua forma a pagamento (probabilmente la più diffusa), l’article marketing è espressamente vietato da Google. 
  • Guest blogging: cerca blog o riviste online del tuo stesso settore disposte a pubblicare un tuo articolo (“guest” in inglese sta per “ospite”). In questo modo, tutti ne ricavano qualcosa di utile: il sito che ti ospita ottiene nuovi contenuti gratis, tu un link pertinente al tuo sito.
  • Digital PR: la versione digitale delle pubbliche relazioni, ovvero tutte le attività di comunicazione rivolte a stabilire relazioni con istituzioni, aziende, organi di stampa, consumatori, blogger e influencer per promuovere un brand, un servizio o un prodotto.
  • Commenti su blog e forum di settore: commenta l’articolo di un blog del tuo stesso settore o lascia un intervento in un forum assicurandoti inserendo un link al tuo sito.

Altre tecniche avanzate comprendono:

  • Broken link building: è una tecnica che consiste nello scandagliare il web alla ricerca di link “rotti” (cioè eliminati) e di contattare il webmaster dei siti individuati chiedendo di poter sostituire il link “rotto” con uno al proprio sito.
  • Infografiche: lo sapevi che le infografiche assicurano circa il 12% di traffico in più? Approfitta di questo vantaggio: crea una bella infografica (magari con questi tool), genera il relativo codice per la condivisione e contatta i blogger del tuo settore per richiedere la pubblicazione.
  • La “tecnica del grattacielo”: scansiona il web alla ricerca di vecchi articoli su temi di cui tratti abitualmente e scrivine uno migliore e più aggiornato. Poi chiedi ai titolari dei blog e dei siti che ospitano quei vecchi articoli di sostituirli con il tuo.

L’applicazione di queste tecniche può aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo, essere primo su Google. Attenzione, però, a curare la qualità dei testi e a scegliere con cura i siti su cui pubblicare.

Anchor text e pagine di destinazione

Come nelle strategie di internal linking, anche nella link earning o link building l’anchor text gioca un ruolo cruciale.

Nel caso del link earning, difficilmente potremo controllare l’anchor text del link che punta al nostro sito. E’ a discrezione di chi pubblica il link.

Quando facciamo link building, invece, poiché siamo noi a proporre i contenuti, abbiamo libertà di scelta.

E’ importante individuare l’ancora più corretta. Per gli aspetti più approfonditi sull’anchor text strategy ti rimando a questa guida molto interessante di Semrush. In linea di massima, tuttavia, è importante dare la massima parvenza di “naturalezza” al processo di link building. E dunque:

  • Variare il più possibile le pagine linkate: non indirizzare tutti i link alla home, ma puntare anche alle pagine interne.
  • Variare il più possibile le ancore: non adoperare sempre le stesse keyword o sempre keyword commerciali come anchor text. Sfrutta anche il brand name (il nome della tua azienda) o le ancore cosiddette “naked” (per esempio: www.marcoloprete.it)

Con una strategia di link building ben impostata sarà facile posizionarsi su Google!

SEO Tool per essere primi su Google

Per essere primi su Google, è importante adoperare i tool giusti. Gli strumenti utili al professionista SEO sono molteplici e coprono una serie di attività: analisi delle keyword, studio dei competitor, site audit, backlink checking ecc.

Dovessi elencarli nel dettaglio, dunque, rischierei di dilungarmi troppo. Quindi mi limiterò a fornirti un breve elenco, promettendo di dedicare al tema prestissimo un articolo intero nel mio blog.

Con questi strumenti essere primi su Google può diventare incredibilmente facile!

Site audit, monitoraggio SEO, analisi keyword, backlink e competitor:

Analisi backlink:

Analytics:

Keywords:

  • Google Ads Keyword Planner
  • Google Trends
  • Google suggest o le ricerche correlate

Siamo ai saluti! Spero che la mia SEO guida “Primi su Google 2023” ti abbia aiutato a comprendere come fare SEO e come posizionarsi su Google!

Hai bisogno di aiuto per posizionare il sito su Google? Richiedi una Consulenza SEO!

AUTORE
Foto di Marco Loprete

Marco Loprete

Sono un web designer / developer specializzato in WordPress e un esperto consulente SEO. Laureato in Scienze della comunicazione all'Università di Macerata con il massimo dei voti, da oltre dieci anni lavoro al fianco di enti, aziende e professionisti per ottimizzare la loro presenza online. Il mio obiettivo è trasformare il sapere digitale in strategie efficienti che portino a risultati concreti.

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